Skip to main content

Il professore Alberto Guadagnini del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, intervistato dall’ Horizon Magazine racconta gli obiettivi del progetto REMEDI (Trapping and Removal of X-ray Contrast Medium agents from water resource and stream Sediments- New Concepts in Trapping, Recycling and Management).

Molti dei  farmaci assunti dall’uomo finiscono nell’ambiente, determinando potenziali rischi sia per gli ecosistemi sia per la salute umana. All’interno di questo scenario, il progetto si propone di studiare nuove tecniche per intercettare e rimuovere dall’acqua e dal suolo gli agenti di contrasto utilizzati per la diagnostica a raggi X. L’obiettivo cardine non è solo tanto quello di eliminarli, bensì di valutarne la possibilità di riciclo: “Lo iodio e il bario (usati nei mezzi di contrasto) sono composti preziosi e sarebbe di gran lunga preferibile favorirne il riutilizzo, piuttosto che assistere ad un loro accumulo nell’ambiente”, afferma il prof. Guadagnini.

Sebbene il progetto sia alle battute iniziali, il crescente dibattito pubblico in merito ai rischi legati all’inquinamento da contaminanti farmaceutici conferma la centralità e rilevanza del tema di ricerca “Le persone stanno iniziando a percepire tali aspetti come elementi che devono essere affrontati e c’è un certo livello di preoccupazione perché le conoscenze dei potenziali rischi ambientali sono ancora parziali” dice il prof. Guadagnini. Inoltre, “La questione sta guadagnando slancio anche nel mondo dell’industria, viste le possibili implicazioni economiche legate al recupero e successivo riuso di alcuni di questi composti“.

Leggi l’articolo dell’intervista completa qui 

Sono aperte le selezioni per cinque borse di Dottorato Industriale europeo Marie Skłodowska-Curie, collegate al progetto H2020 REMEDI, e rivolte ai Ricercatori Early Stage.

La borsa ha una durata di 36 mesi full-time. Durante questo periodo, i ricercatori selezionati potranno adeguatamente formarsi per arricchire le loro prospettive di carriera sia nel settore accademico sia in quello industriale.

Qui trovi le posizioni disponibili e tutti i dettagli relativi.

Sono ufficialmente iniziate le attività di ricerca e formazione legate al progetto H2020 REMEDI (Trapping and Removal of X-ray Contrast Medium agents from water resource and stream Sediments- New Concepts in Trapping, Recycling and Management), che propone un approccio multidisciplinare e intersettoriale che mira a investigare e caratterizzare le dinamiche di interazione tra il sistema acqua-suolo e categorie rilevanti di composti utilizzati in ambito farmaceutico.

REMEDI è coordinato dal direttore nonché, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Alberto Guadagnini. Inoltre, partecipano alle attività di ricerca Monica Riva (professore ordinario), Giovanni Porta (professore associato), Martina Siena (RTDb) e Emanuela Bianchi Janetti (RTDa).Nell’ambito del progetto saranno formati cinque giovani ricercatori, impegnati in progetti individuali di dottorato.

Partner accademici del consorzio sono il Politecnico di Milano e l’Università di Warwick (Regno Unito). TAUW GMBH (Germania), azienda multinazionale impegnata nel settore ambientale e delle tecnologie di bonifica con sede in sei paesi in Europa, è il principale partner industriale coinvolto nelle attività di ricerca e training del progetto. Altri partner industriali associati con la loro esperienza per la conduzione delle attività progettuali sono: Bracco Imaging (Italia) e BIOAZUL (Spagna).

Sito web ufficiale: https://cordis.europa.eu/project/id/956384/it

Il professore Alberto Guadagnini del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, intervistato dall’ Horizon Magazine racconta gli obiettivi del progetto REMEDI (Trapping and Removal of X-ray Contrast Medium agents from water resource and stream Sediments- New Concepts in Trapping, Recycling and Management).

Molti dei  farmaci assunti dall’uomo finiscono nell’ambiente, determinando potenziali rischi sia per gli ecosistemi sia per la salute umana. All’interno di questo scenario, il progetto si propone di studiare nuove tecniche per intercettare e rimuovere dall’acqua e dal suolo gli agenti di contrasto utilizzati per la diagnostica a raggi X. L’obiettivo cardine non è solo tanto quello di eliminarli, bensì di valutarne la possibilità di riciclo: “Lo iodio e il bario (usati nei mezzi di contrasto) sono composti preziosi e sarebbe di gran lunga preferibile favorirne il riutilizzo, piuttosto che assistere ad un loro accumulo nell’ambiente”, afferma il prof. Guadagnini.

Sebbene il progetto sia alle battute iniziali, il crescente dibattito pubblico in merito ai rischi legati all’inquinamento da contaminanti farmaceutici conferma la centralità e rilevanza del tema di ricerca “Le persone stanno iniziando a percepire tali aspetti come elementi che devono essere affrontati e c’è un certo livello di preoccupazione perché le conoscenze dei potenziali rischi ambientali sono ancora parziali” dice il prof. Guadagnini. Inoltre, “La questione sta guadagnando slancio anche nel mondo dell’industria, viste le possibili implicazioni economiche legate al recupero e successivo riuso di alcuni di questi composti“.

Leggi l’articolo dell’intervista completa qui