AREA GEOMATICA “CRITICA” (ICAR/06)

Motivare l’esistenza di un’Area Geomatica “critica” in questa Sezione nel nuovo Dipartimento non intende soddisfare domande “ultime”, rintracciando una radice comune od un’unità fittizia, al di là della varietà di mezzi e finalità d’indagine. All’opposto, intende anzitutto sospendere la domanda, circa l’esistenza stessa di una radice del genere, perché non si deve pensare a un’unità superiore che presieda a queste realtà. Tutto quello che bisogna spiegare non è la dissociazione nei vari e molteplici campi del sapere, ma il controllo unificatore. Allora basta cercare risposte ad indagini locali, per scoprire a quali condizioni, riflessione epistemologica ed indagini scientifiche o tecnico-scientifiche si siano trovate in un rapporto proficuo, per la crescita della conoscenza, nel suo insieme. Inoltre quali effetti hanno altri campi della cultura, su queste discipline scientifiche? Si tratta di effetti quantificabili e misurabili? Secondo quali metodi si può stabilire un criterio di quantificazione, adeguato in questi casi, per non cadere in concetti generali, vaghi e generici? Da quali procedure nasce la richiesta, liberamente concordata e condivisa, di una conoscenza oggettiva (o quantomeno intersoggettiva) e come è favorita dall’uso di strumentazione scientifica?

Queste domande si possono chiamare “penultime” ed attengono ad un atteggiamento “critico”, scettico e relativista moderato. Non affrettate domande sul meccanismo che sempre guiderebbe la conoscenza (per ritrovarlo, nel trascendentalismo, oppure nell’idealismo, in realismi, d’ogni sorta, od ancora nello storicismo). Invece austere domande, strutturalistiche e funzionaliste/pragmatiste, su quali conoscenze, metodologie e procedure producano ricadute su altri rami del sapere ed in altre forme di espressione. Infatti questi problemi si rifanno al concetto di somiglianze di famiglia, dominate più dell’incertezza che dalla certezza. Essi hanno un forte legame con le dinamiche dei linguaggi (facendo riferimento alla coppia: parole ed oggetti), e propongono alcune interpretazioni, per costruire qualche briciola di verità, per quanto precaria e provvisoria. In tal modo, si potrebbe forse riuscire – e questo sarebbe un programma ambizioso – a mettere a nudo i meccanismi con cui singole conoscenze sono riorientate, reinterpretate e variate. Ne discenderebbe l’adeguamento a costellazioni concettuali, anche radicalmente dissimili, da quelle di partenza, creando un’alternativa od una rete di alternative, a prospettive di tipo riduzionistico.

Troppo spesso attività umane come “misurare”, “raccogliere dati” e “costruire modelli” appaiono pratiche scontate e naturali, prive della necessità o dei motivi per essere messe in questione. Stabiliti per convenzione alcuni simboli, raggiunto l’accordo sulle procedure ed osservate le regole della logica per “conservare la verità”, da queste deduzioni, cosa esiste di più oggettivo di una lista di numeri o di una tabella di dati? Eppure la storia della scienza e della tecnica mostra anzitutto che, non sempre e non ovunque, si sono raccolti dati, per costruire mappe della realtà e/o della conoscenza. Da ciò, si può intuire a quali condizioni tali procedure sono emerse, nell’evoluzione naturale e culturale, per trasformarsi lentamente in discipline, articolate in concetti. Questi poi si tramandano e si rinnovano, attraverso generazioni, ed infine s’inquadrano in apparati d’insegnamento, ad ampio accesso, entro strutture sociali altamente organizzate. In secondo luogo, in sistemi di pensiero differenti, possono fiorire strategie di misurazione, trattamento, analisi e restituzione/visualizzazione (ovvero rappresentazione/gestione) diverse, a causa di molte altre conoscenze tecniche e per la varietà degli strumenti di misura ed archiviazione impiegati.

L’Area Geomatica “critica”si interessa di varie attività scientifiche, didattiche e formative in ambito geomatico, prendendo in considerazione un vasto insieme di discipline, aventi per oggetto: acquisizione, filtraggio, restituzione, analisi e gestione di dati (a referenza spazio-temporale), e basate su trattamenti dati rigorosi. Infatti i dati di natura metrica e/o tematica sono identificati dalla loro posizione accurata e qualificati dalla precisione di rilevamento e dall’affidabilità delle misure effettuate. Inoltre la stessa Area si definisce “critica” in senso kantiano (o meglio neokantiano, seguendo la rilettura anche del positivismo logico), perché rivolta allo studio dei fondamenti epistemologici del Trattamento delle Osservazioni (ovvero di quella parte della Geomatica dedicata all’analisi dei dati, alla statistica computazionale ed alla validazione dei modelli, perché andando dal rilevamento alla restituzione/gestione si mette sempre in gioco lo scegliere e l’interpretare). Infine questa Area è attenta all’incontro tra la Geomatica e le Scienze umane (partendo dalla Linguistica per arrivare alla Filosofia della Scienza ed alla Storia della Scienza e della Tecnica), perché non bisogna temere di ibridare culture, essendo sempre un segno di ricchezza ampliare gli ambiti della conoscenza e del sapere.